martedì 17 settembre 2019
14.12.2011 - Alessandra Chiappori

Eva Mameli Calvino: la madre dello scrittore "sanremese" in mostra a Roma

La professoressa Accati, autrice di un libro che racconta la storia della madre di Italo Calvino, parla di donne, scienza e floricoltura

Fiori in famiglia

Lo scorso 6 dicembre, presso il Salone Centrale del Complesso del Vittoriano a Roma, Giuliano Amato, Presidente del Comitato dei Garanti per le Celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia, ha inaugurato la a mostra "Le donne che hanno fatto l'Italia” che sarà visitabile, con ingresso gratuito, fino al prossimo 20 gennaio. Tra le tante protagoniste di questi 150 anni, anche Eva Mameli, madre dello scrittore Italo Calvino, ricordata con un pannello illustrativo e una foto proveniente dall'archivio custodito presso la Biblioteca Civica "Dott. F. Corradi" di Sanremo, prestata dal Comune per l'occasione.

Di questo straordinario personaggio, la cui vicenda personale e i cui successi sono spesso oscurati dalla fama del figlio Italo, si è occupata Elena Accati nel libro “Fiori in famiglia. Storia e storie di Eva Mameli Calvino” (Editrice Scienza, 2011), una pubblicazione illustrata per ragazzi che vuole riscoprire la figura di una grande donna e scienziata.

Già professoressa ordinaria di floricoltura presso l’Università degli Studi di Torino, Elena Accati, dopo aver scritto una ventina di libri dedicati ai parchi e ai giardini rivolti a un pubblico adulto, ha deciso di intraprendere la strada della letteratura per i più giovani, con lo scopo di trasmettere la sua grande passione per la natura. Tra le sue ultime pubblicazioni, oltre a “Fiori in famiglia” anche “Veleni: pettegolezzi tra piante” (Lineadaria, Biella, 2011) e “Avventure nei boschi: 20 storie con radici” (Lineadaria, Biella, 2010).

L’intento di queste pubblicazioni, e soprattutto della storia di Eva Mameli Calvino, è quello di diffondere la cultura scientifica non solo tra i più giovani, ma in particolare tra le ragazze, affinché siano incoraggiate a intraprendere la strada delle facoltà scientifiche piuttosto che di quelle letterarie, storicamente più “femminili”. “Lo studio e la ricerca scientifica – spiega la Accati – non tarpano le ali alle ragazze, non impediscono di essere moglie e mamme, come è esemplificato dalla storia personale di Eva Mameli”.

La mamma di Italo Calvino, di origine sarda e trasferita prima a Pavia per frequentare l’università, poi a Cuba insieme al marito Mario Calvino e infine a Sanremo, nella celebre Villa Meridiana dove aveva sede l’Istituto Sperimentale di Floricoltura, è tra i pochi esempi di donna scienziata nell’Italia del primo Novecento. “Eva Mameli era iscritta al liceo classico pubblico di Cagliari – ricorda l’autrice – era l’unica studentessa donna. E fu la prima donna laureata in scienze naturali, con un percorso universitario che, in un’epoca molto meno libera di oggi, l’aveva portata a lasciare la sua terra, la Sardegna. Infine, fu anche la prima donna libera docente di botanica, abilitata con regolare esame, che superò brillantemente”. Una donna, come si scopre leggendo “Fiori in famiglia”, anticonformista, guidata fin da ragazzina da una incolmabile passione per la ricerca: “non bisogna dimenticare che Eva Mameli è alla base della stessa floricoltura italiana, è stata lei a valorizzarla e farla conoscere in tutto il mondo”.

Uno spirito libero, che andava di pari passo con quello del marito (entrambi i genitori diedero a Italo e al fratello Floriano un’educazione assolutamente laica, fin da piccoli) e che si spingeva a trattare temi assolutamente innovativi per l’epoca come la protezione della natura e il rispetto per la fauna, fondamentale per il corretto funzionamento dell’ecosistema. Il temperamento e le idee di questa donna, vero pilastro per la nuova Italia moderna che si andava delineando, sono anche, inevitabilmente, filtrati nelle pagine di Italo Calvino: “tante tematiche nei libri del figlio – racconta Elena Accati, che per documentarsi ha ripreso in mano anche i testi dell’autore del “barone rampante” – non sarebbero esistite senza la presenza e l’attività scientifica della madre, che Italo vedeva lavorare tutti i giorni a Villa Meridiana. Non ci sarebbero neanche stati tanti commenti riguardanti la natura, basti pensare alla formica argentina, su cui Eva Mameli aveva lavorato, e che è diventata protagonista di un racconto del figlio. Anche in Calvino, poi, si nota un grande intento classificatore”.

La classificazione e, più in generale, il rigoroso metodo scientifico, segnano un altro grande merito di questa donna, pioniere delle scienze agrarie: “Eva Mameli seguì esperimenti lunghi la bellezza di 25 anni – aggiunge la Accati – esperimenti per cui era richiesta una particolare pazienza. Lei compiva questi studi non soltanto per poi pubblicarli, ma per un desiderio più profondo di comprensione e studio”.

La professoressa Accati, durante i suoi studi in agraria, si è occupata della conservazione dei fiori recisi, argomento di cui già si era interessata Eva Mameli Calvino, in tempi in cui il mercato floricolo del sanremese si preparava all’espansione che ne avrebbe segnato l’epoca d’oro: “ho letto tutte le sue pubblicazione – rivela – sapeva anche scrivere molto bene. Chiaramente ora l’approccio è diverso, non ci si occupa più di patologia né di entomologia, ma una volta, all’epoca di Eva Mameli, non c’era niente di tutto questo. Fu lei stessa a promuovere l’introduzione di molte specie dall’estero, specialmente per i mesi invernali in cui la produzione locale non era rigogliosa, in questo senso la sua attività di ricerca è stata fondamentale anche per l’economia della Riviera”.

Osservazioni non solo dedotte dagli scritti di Eva Mameli, donna che l’autrice, nel 1976, ha avuto la grande fortuna di conoscere di persona, a Villa Meridiana, a Sanremo: “era una figurina minuta – racconta la Accati -  molto attiva, a oltre 80 anni lavorava ogni giorno per 8 ore. All’epoca stava compilando il dizionario etimologico dei fiori, ricordo che mi condusse in una passeggiata per il giardino della villa, dove mi introdusse alla bellezza e all’amore per la natura. È stata una donna che, per sua fortuna, ha sempre svolto il lavoro che amava: penso sia una delle più grandi gioie che si possono provare”.

Il passato dell’autrice ricalca a tratti quello della sua illustre protagonista: giovane laureata in agraria in tempi in cui la facoltà di Torino vedeva ancora poche donne, la Accati ha intrapreso presto la strada della ricerca. Ha avuto ottimi rapporti con la Riviera, portando avanti il lavoro di tesi con la collaborazione dei floricoltori della zona, come insegnante ha avuto modo di seguire diverse tesi sull’Istituto Sperimentale di Floricoltura di Sanremo, tra cui quella di Stefano Bensa, già capotecnico dell’istituto e allievo della facoltà di agraria di Torino. 

“Bisognava e bisogna tutt’ora essere molto motivate – specifica – fare carriera scientifica non è facile, specialmente se si vuole essere anche mogli e mamme. Quello di Eva Mameli è stato un ruolo pioneristico, che deve essere di esempio alle ragazze per non pensare che gli studi scientifici siano impossibili e per forza maschili. La tenacia, la volontà, la costanza e la dedizione sono attributi femminili che la madre di Italo Calvino possedeva, e sono requisiti importarti per lavorare con passione e successo senza che ciò impedisca di farsi una famiglia. È una questione di equilibrio: il lavoro non deve dividere una coppia, ma può unire, come successe per Eva e Mario Calvino, favorendo scambi di opinioni e vedute, verso una crescita familiare”. Crescita di cui i figli, Italo e Floriano, sono chiari esempi: entrambi con una bellissima carriera, l’uno letteraria e l’altro nel campo della geologia, hanno ereditato dalla madre anche il desiderio di mettersi al servizio degli altri, con l’aiuto e l’impegno nel sociale. Eva Mameli vantava anche uno spirito aperto verso la scolarizzazione e l’istruzione delle altre donne, per questo si impegnò per la fondazione di una scuola a Cuba, dove era ricordata nella ricorrenza dell’8 marzo, unica donna italiana tra tante foto di donne cubane.


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