martedì 17 settembre 2019
25.03.2012 - VALERIO GAMBACORTA

Sanremo: risolto il "giallo" dei resti murari in Via Matteotti

Si è dipanata per una settimana come il migliore dei "gialli" o dei "crime story" la vicenda del ritrovamento dei resti murari in Via Matteotti, nel corso dei lavori di pedonalizzazione dell'ultimo tratto della medesima (quello prospiciente il Casinò). Ora, finalmente, l'assassino ha le ore "contate"...

Nessuna tomba o comunque resto archeologico di qualche valore storico o simbolico.

La struttura (messa del tutto allo scoperto solo ieri) ha evidenziato come ci si trovi di fronte alla copertura di un "beudo" (uno di quei canaletti che nel passato deviavano le acque dei torrenti per irrigare terreni e giardini) pur, comunque, originale nella sua costruzione (peraltro databile intorno al XV secolo): normalmente, infatti, i "beudi" venivano e vengono convogliati in passaggi "scoperti".

Nel caso della struttura venuta alla luce circa una settimana fa, nell'area lavori prospicente all'Hotel Nazionale, ci si è trovati di fronte ad una costruzione coperta che ha, probabilmente, indotto a maggiore cautela gli esperti (la cooperativa "Dedalo" chiamata a monitorare i lavori della ditta "Silvano" come da "capitolato", poichè Via Matteotti è zona, per così dire, a "rischio" archeologico) e la Soprintendenza per i Beni Culturali nella persona del dottor. Luigi Gambaro (che della Soprintendenza medesima è il funzionario delegato per il Ponente).

I sopralluoghi di questi giorni e gli scavi (a mani nude) per "perimetrare" l'area critica e dare una risposta al contenuto dei ritrovamenti, ci permettono di ricordare come nel campo "archeologico" (e non delle "belle arti"...mi raccomando, termine, ormai, da mandare in "pensione") sia vigente un vero e proprio Codice per cui qualora si eseguano opere o scavi in zone a rischio archeologico, ci si debba appoggiare a tecnici capaci di monitorare le operazioni.

Quello che è accaduto in Via Matteotti, dove ha operato e opera tutt'ora in supporto agli scavi la cooperativa "Dedalo" per l'appunto.

Questo, poichè occorre, nei limiti, cercare di coniugare le esigenze di un ente pubblico che voglia abbellire la propria città con le esigenze di carattere archeologico che fanno dei reperti e dei ritrovamenti del passato una sorta di "porta" attraverso cui conoscere i nostri avi, le loro abitudini...noi stessi.

Nel caso di Via Matteotti ci si trova davanti ad un reperto di carattere solo storico e non archeologico.

Come da prassi, quindi, il Comune farà domanda alla Soprintendenza regionale per ottenere il via libera alla demolizione (circa dieci giorni d'attesa stimati). La Soprintendenza si riserverà soltanto di documentare il ritrovamento mettendolo su una sorta di "carta" storica della città.

Ma ero d'obbligo fermare i lavori e interrogarsi sulla natura dei resti, anche perchè poco vicino in Via dei Cappuccini, qualche anno fa venne ritrovata una piccola necropoli di epoca romana...

Nel frattempo i lavori stanno continuando più a sud, per poter posare le prime tubazioni delle "acque bianche", nella zona oggetto dei lavori che a breve regaleranno a Sanremo una totale pedonalizzazione della sua via più "celebrata".

 


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